Le conseguenze dell’anarchia nel Pd

Stefano Fassina aveva esordito nel suo incarico di responsabile per l’Economia del Pd con un tono produttivista che sembrava un modo interessante per distanziarsi dalle ripetitive ricette old labour. Successivamente, per effetto del marasma presente nel suo partito, si è convinto che non si potesse condurre un’opposizione efficace separandosi radicalmente dai settori antagonisti e probabilmente, ancora oggi, pensa che dopo la parentesi del governo tecnico il tema della relazione a sinistra tornerà decisivo.
8 AGO 20
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Stefano Fassina aveva esordito nel suo incarico di responsabile per l’Economia del Pd con un tono produttivista che sembrava un modo interessante per distanziarsi dalle ripetitive ricette old labour. Successivamente, per effetto del marasma presente nel suo partito, si è convinto che non si potesse condurre un’opposizione efficace separandosi radicalmente dai settori antagonisti e probabilmente, ancora oggi, pensa che dopo la parentesi del governo tecnico il tema della relazione a sinistra tornerà decisivo.

Passo dopo passo, si è schierato contro
gli accordi di Pomigliano, contro la riforma delle pensioni, contro la flexsecurity, finendo con l’identificarsi con la linea del rifiuto della Cgil. Quelli che ora chiedono la sua testa, peraltro, avevano approvato negli organismi di partito il suo programma, e oggi che risulta del tutto inattuabile, invece di proporne uno diverso in base a una valutazione autonoma e libera, fanno discendere dai diktat della Bce recapitati dal governo tecnico la loro ostilità. Anche questo è un segno di subalternità, a sua volta figlio della confusione politica sostituita dal più elementare tatticismo utilitaristico che domina il partito di Bersani. Certo era più facile baloccarsi con l’idea ridicola che bastava che Berlusconi uscisse da Palazzo Chigi per annullare il differenziale tra i bund tedeschi e i titoli di stato italiani, che la fiducia dei mercati sarebbe resuscitata e che quindi non era necessario nessun intervento radicale su pensioni e mercato del lavoro. Questo lo ha scritto Fassina, ma lo hanno approvato tutti, per rinviare le scelte dure che la situazione impone. Oggi la realtà presenta il conto ed è troppo facile prendersela con un (altro) capro espiatorio, questa volta all’interno del partito.